martedì 7 luglio 2009

[Non chiamatela] Antropologia del dove, del quando & del caldo metropolitano!


Le antropologie ce le eravamo quasi scordate. 
Io per primo le avevo dimenticate, mettendo da parte una briciola sostanziosa del Maiale. In realtà, e sinceramente, mi appaiono ora come un modo volgare di raccontare altro oltre le ricette ed i luoghi ai quali siamo abituati da tempo. Dico volgare perchè quelli che furono tentativi maldestri di cimentarsi in un'antropologia sono ora, e suona pure meglio, racconti di vita con annesse riflessioni. Il Maiale mangia & beve, ingrassa e si sollazza.. ma prova anche a riflettere qualche volta. A pancia piena si intende. Dunque anche a Roma da qualche giorno il caldo afoso e l'immancabile venticello sono apparsi. Se ne accorgono le signore sui tram, le studentesse accalorate per strada e gli impiegati vestiti di tutto punto, giacca e cravatta, camicia a maniche lunghe e occhiali da sole. Io Roma sto per lasciarla. Una serie di impegni e la voglia di andare mi portano lontano. Lascio anche casa, che riprenderò a settembre/ottobre chissà in quale quartiere, municipio o borgata. Negli ultimi giorni passo volentieri le ore che precedono il buio alla finestra. Una birra gelata a farmi compagnia e i miei occhi puntati sulla piazza. Dalla mia postazione privilegiata osservo le persone nel caotico e rumoroso atto dello spostarsi. Un amico non amico mi parlava di traiettorie. Una notte sulla Casilina, dall'ultimo piano di un palazzetto, provò a spiegarmi la sua teoria. Una teoria contemplativa, che non tentava per forza di giungere a una conclusione. Quando sto quassù, mi diceva, osservo la gente muoversi e traccio per ognuno la sua traiettoria. Immagino flussi di linee che compongono un mosaico di vite, fatti e accadimenti. Spesso, ovvio, queste si mescolano, si intrecciano e a me pare quasi che le vite di quello o quell'altro possano scontrarsi, congiungersi, arrotolarsi insieme. Sarà stata l'ebbrezza ma a me piacque quella teoria, questo modo di partecipare alla vita senza parteciparvi. Un osservatorio del resto ha sempre il privilegio di lasciare spazio alla fantasia. Così io butto i miei occhi sulla piazza, sul sole che cala, sui wine bar che si riempiono, sul venticello che ritorna, sulla mia birra e su tutta la mia immaginazione. Mi faccio domande senza attendere risposte. Metto su un pò di musica e lascio spazio alla testa. Dove andrà quella ragazza con la gonna bianca, che giornata avrà avuto, chi ama, che pensa, cosa mangia. E quel signore anziano che a stento riesce a trascinare la busta che porta con se? Tutto mi appare così delicato. Leggero e irresistibile. Il mondo, o parte di esso, si muove ai miei piedi. Poco al di sotto di essi. Ed è uno scomporsi di suoni, di teste e silouette, di macchie di colore sul fondo grigio dell'asfalto. Tra i semafori e i tram, il bar Regina e quei due buffi ometti bianchi. Centinaia di teste si muovono per andare da qualche parte. Per andare dove devono andare. Finita la birra mi butto sul letto e chiudo gli occhi. Rimango immobile per un pò, poi sento l'immancabile languore. Apro gli occhi e penso a cosa cucinare. Sono giorni in cui mangio sempre da solo e quelle, credetemi, sono le cucinate migliori. Come sempre accade. Un biscotto di grano con olio di frantoio, pomodori di Sicilia, basilico, finocchietto e pecorino. Una frittata alla Sannita, mozzarelline ripiene di verdurine di stagione tagliate a cubetti piccolissimi e fritte in poco olio. Fiori di zucca, insalata di frutta e verdura, melanzane grigliate con mentuccia, yogurt, fragole, ciliege, pesche, miele e cereali. Un sorso di amaro fatto in casa e passa la paura. Paura del dove e del quando, dell'andare, produrre, incontrare, poi ritornare e ricominciare. Quali sono e saranno le mie traiettorie? Una dolce paura accarezzata dallo stordimento di una giornata afosa passata in giro tra cose da fare, caffè con crema e telefonate. "Devo prendere le pellicole ci vediamo a Ottaviano, aperitivo alle 18 a San Lorenzo, una casa da vedere alle 17, ma poi ce la fai a venire?! C***o non ho tirato fuori i panni dalla lavatrice, ma domani vieni alla cena, cucini tu? Chiama la scuola dì che non vai alla riunione, no ma se torno prima ci passo un secondo. Ma quella del giornale l'hai più vista? Mamma, allora non torno ci vediamo a fine mese direttamente. La digitale in assistenza. Oh, ma chi era quella?! Non lo so! Questo caldo mi stressa, mi fa sudare, ho sempre voglia di entrare in un bar e sciacquarmi il viso. Stare qui dentro, in mezzo alle cose mi prende male. Dovrei anche cucinare qualcosa e scattare due foto. Il Maiale Ubriaco. Oramai ha preso forma dentro di me. Mi aspetto sempre di incontrarlo, magari la notte quando mi alzo per andare a bere. Svolto l'angolo e zac! mi si piantona davanti. Grosso e grasso, dritto sulle zampe anteriori. E ride, e mi guarda, e ride. "Mi avete creato voi, ora dovete seguire la mia traiettoria!" Oh no, o mio Dio. No ma è il caldo, il caldo che rimpalla sul cemento di questa strana città, un pò metropoli un pò paese mi sta dando le allucinazioni. Non ci posso restare qua dentro. Dentro alle strade a fare le cose, a telefonare, a sentirmi come Bukowski in quel racconto visionario che era "6 pollici". ... Era carina quella, ti ha salutato e vuoi dirmi che non la conosci? Ste ma dove vai? Oh? ... Vado alla mia finestra. Ho comprato la birra. Vado a casa, no non vengo alla cena, non esco stasera. E non mangio. Fino a prima di partire resto alla finestra. Ascolto un pò di musica e osservo le traiettorie. Traiettorie? Mi sa che il caldo ti ha dato alla testa!
Stefano Tripodi

FONTE

Pernice & patate novelle al forno + marmellata di more (the sunday roast)

Buon compleanno Stefano! Questo post é dedicato al mio compagno di avventure e amico di sempre nel giorno del suo compleanno (o meglio due giorni dopo). Il fatto é che io avevo preparato tutto con dovuto anticipo in modo da far coincidere ricetta e dedica annessa al fatidico giorno, ma come sempre i mille impegni mi hanno messo in crisi e inevitabilmente ficcato il bastone fra le ruote. Peró il pensiero c’é, che é poi quello che conta; insomma come si dice dalle nostre parti “pensamm ‘a salute”, tanti auguri amico mio! Una curiositá che mi piace raccontare: io e Stefano ci siamo conosciuti circa 10 anni fa e con il tempo interessi, passioni e sogni molto simili ci hanno sempre piú avvicinato; insomma un'amicizia rara e mai banale. Ma la cosa che mi ha sempre affascinato é che noi siamo nati a pochi giorni di distanza, nello stesso ospedale (una piccolo clinica privata) e che gli eventi negli anni ci hanno riavvicinato (vai a vedere, magari eravamo pure vicini di culla?!). Ecco un puro caso o no io credo sia uno delgi elementi che da tanto ci mantiene forti. Digressione fatta…passiamo avanti?
La ricetta di oggi come potrete notare non é un dolce, una torta di compleanno, ma uno di quei piatti che ti scaldano l'animo, uno di quelli che a lui, Stefano, piacciono un sacco. Qui in Inghilterra comincia a fare proprio freddo ed i piatti che hai voglia di mangiare sono proprio questi, caldi e saporiti, magari mentre te ne stai seduto davanti al camino del pub sotto casa a sorseggiare una buona birra artigianale. La ricetta é quella di una tipica domenica inglese, un Sunday roast che dalle mie parti é sopratutto a base di selvaggina. La scelta é ricaduta sulla pernice (rara in Italia), ma tranquilli, puó essere sostituita senza rimorso alcuno da un bel pollo ruspante (anche se col pollo ha poco a che vedere). Vi lascio le istruzioni e scappo...stasera mi tocca cucinare! A presto.

Ingredienti x2 persone

2 pernici
50 gr di guanciale
patate novelle (dieci a testa)
5-6 pastinache (oppure carote)
1 limone
2 spicchi d’aglio
1 rametto di timo
sale q.b
pepe q.b
bacche di ginepro

Riscaldare il forno a 190ºC. Strofinare la pernice con abbondante sale, pepe ed olio extravergine d’oliva e riempirne la cavitá con un limone fresco (tagliato a metá), timo e una paio di bacche di ginepro. Coprirne il petto con delle fettine di guanciale e lasciar riposare (in questo modo la carne assorbirá tutto il profumo di limone e spezie). Pulire patate e pastinache (queste ultime andranno tagliate grossolanamente) e farle cuocere in una pentola d’acqua bollente con l’aglio per una decina di minuti. Terminata la cottura scolare, lasciar raffreddare giusto un attimo e versare in una teglia da forno. Il tutto andrá salato e pepato, bagnato con un filo d’olio ed agitato per unire bene gli ingredienti. Al centro adagiare la pernice con una bella noce di burro e cuocere in forno per 30 minuti circa.
Portare in tavola e servire direttamente dalla teglia, aggiungendo alla carne un cucchiaio di marmellata di more.
Volendo sostituire la pernice con un pollo da 1.5 kg circa i tempi di cottura andranno raddoppiati. Il pollo andrá infornato per 45 minuti e le patate (ed appena un filo d’olio) aggiunte solo a questo punto per ulteriori 30 minuti.

Remo Morretta

FONTE

Torta di ciliegie e mandorle

Questa ricetta l’ho liberamente rubata ad un amico che sta sperimentando le gioie della cucina!
Non è tipicamente piemontese, ma è di stagione (per gli ingredienti, non per la leggerezza!).
La bontà delle ciliegie e la croccantezza delle mandorle dopo la cottura, fanno si che la torta a risultato finale sia veramente squisita Ingredienti per 6 [...]
FONTE

Caserecce mediterranee

Dopo la serata passata in palestra a saltellare intorno al sacco, avevo davvero voglia di un piattone di pasta saporito!
E nel frigo avevo ancora il barattolino di bottarga di tonno e altri ingredientini che senza dubbio hanno contribuito a rendere interessante questa pasta semplicissima e davvero veloce da fare.
Niente cottura, tutto a freddo, perciò adatta [...]
FONTE

Treccia Bertelli per la colazione


Era da tanto tempo che non preparavo qualcosa di lievitato, e a dire la verità, ne avevo proprio voglia; così ho deciso di preparare queste trecce, che prima preparavo spesso.
E' la treccia Bertelli postata da MarinaB. su coquinaria, ed è veramente deliziosa, rimane morbidissima e profumata, ideale per la colazione o la merenda magari con una spalmatina di marmellata o nutella o semplicemente "nature".
Si chiama treccia Bertelli perché è la ricetta di una nota pasticceria di Trento che appunto si chiama Pasticceria Bertelli.
Vi consiglio assolutamente di provarla, è buonissima!!!!
Io di solito facevo 2 trecce e mi venivano piuttosto grandi, stavolta ho preferito farne 4 più piccole!

Ingredienti per 4 trecce piccole:
300 gr di farina 00
200 g. farina manitoba
15 g. lievito d'estate o se la si fa lievitare tutta la notte in frigo (nell'originale 25 g.)
2 tuorli
100 gr. zucchero
75 gr. burro fuso
100 ml acqua tiepida
100 ml latte
1 cucchiaino di sale fino

Setacciare la farina e metterla nell'impastatrice.
Aggiungere il lievito sciolto in 100 ml di latte tiepido, sciogliere anche lo zucchero in100 ml di acqua tiepida; quindi aggiungere i 2 tuorli e metà del burro fuso.
Impastare bene ed aggiungere il rimanente burro fuso. Impastare nuovamente fino ad ottenere un impasto piuttosto morbido.
Mettere l'impasto in un recipente infarinato, coprire bene e far lievitare in luogo caldo, oppure mettere in frigo tutta la notte.
L'impasto deve triplicare. Come minimo ci vorranno 3-4 ore.
Trascorso il tempo, impastare nuovamente aggiungendo, se necessario, 1-2 cucchiai di farina. Dividere l'impasto in 12 pezzi di circa 80 g. l'uno e formare le 4 trecce.
Disporre le trecce sulla placca del forno ricoperta di carta forno e spennellare con l'albume, avanzato dai tuorli utilizzati in precedenza nell'impasto.
Far lievitare per un'altra ora, quindi cospargere le trecce con un po' di zucchero di canna, oppure dello zucchero in granella.
Infornare in forno già caldo a 180° per circa15-20 minuti.

Buona settimana a tutti voi :-)

FONTE

Tokyo cheese cake con salsa ai frutti di bosco per Matteo

Quest'anno il mio omino, per il suo decimo compleanno mi ha chiesto un cheese cake, l'aveva provata in ristorante e ha deciso che quella era la sua torta di compleanno.
E anche se a me non sembrava proprio una torta da compleanno, come si può non accontentare un decenne????
Ho visto tante ricette in giro ma quella che mi ha ispirato di più è stata questa, il Tokyo cheesecake, nei giorni scorsi se n'è parlato molto anche su coquinaria e io non ho resistito, ho scelto lui ;-)
Ho fatto qualche modifica sia negli ingredienti ma soprattutto nella cottura, e anzichè utilizzare il sistema del bagnomaria, ho utilizzato una cottura normale.
Volevo ottenere una superficie chiara e non "abbronzata" come quella della ricetta originale; perché dovevo fare la salsa ai frutti di bosco, la crema è comunque morbida e buonissima e ho utilizzato la metà del tempo per cucinarla....e visto il caldo di questi giorni non è mica poco ;-)) è il cheese cake più buono che abbia mangiato, vi consiglio di provarlo assolutamente!!!!
Auguri Matteo :-*
Ingredienti per la base:
150 g. biscotti digestive
50 g. burro fuso

Crema:
200 g. panna
100 zucchero
180 panna acida +20 g. yogurt
3 uova
250 g. formaggio philadelfia
1 cucchiaino estratto vaniglia
2 cucchiai amido di mais o fecola patate

Salsa ai frutti di bosco:
150-200 g. frutti di bosco
3- 4 cucchiai zucchero zefiro
2 g. colla di pesce (un foglio)
1 grossa fetta di succo limone

Io ho utilizzato uno stampo a cerniera da 22 cm.
Far fondere il burro e sbriciolare i biscotti con le mani o aiutarsi con un mortaio (i biscotti Digestive si sbriciolano facilmente senza utilizzare il mixer, una cosa in meno da lavare ;-))
Coprire il fondo dello stampo con carta da forno e stendere il composto di biscotti su di esso, premere bene con le mani, livellando il composto.
Mettere in frigo e nel frattempo preparare la crema:
lavorare il philadelfia in modo da renderlo più cremoso ed omogeneo poi aggiungere lo zucchero e continuare a mescolare.
Aggiungere la vaniglia, la crema acida, poca alla volta sempre continuando a mescolare e lo yogurt.
Aggiungere le uova, l'amido o fecola e la panna, continuare a mescolare.
Per ottenere il composto omogeneo passarlo attraverso un colino e versare nello stampo sopra la base di biscotti.
Io la cottura l'ho fatta senza utilizzare il bagnomaria; ho preriscaldato il forno a 180° e ho infornato il dolce, quindi ho abbassato la temperatura a 160° e ho cucinato per circa 30-35 minuti.
Far raffreddare e mettere in frigo, possibilmente tutta la notte.

Per la salsa:
lavare i frutti di bosco o utilizzare quelli surgelati e frullarli con lo zucchero ed il succo di limone (io ho utilizzato lo Zefiro oppure zucchero a velo; per la quantità di zucchero sono andata a gusto, ho assaggiato diverse volte ;-)
Ammorbidire la colla di pesce nell'acqua fredda poi farla sciogliere in un cucchiaio d'acqua calda e aggiungere al frullato di frutti di bosco.
Passare la salsa attraverso un colino e versare sulla torta fredda, non fate come me che ho preso il colino, l'ho appoggiato sul tavolo e ho versato la salsa direttamente sulla torta :-(......anche se c'era qualche semino era ottima ;-))))
FONTE

martedì 23 giugno 2009

[Non chiamatela] Antropologia del dove, del quando & del caldo metropolitano!


Le antropologie ce le eravamo quasi scordate. 
Io per primo le avevo dimenticate, mettendo da parte una briciola sostanziosa del Maiale. In realtà, e sinceramente, mi appaiono ora come un modo volgare di raccontare altro oltre le ricette ed i luoghi ai quali siamo abituati da tempo. Dico volgare perchè quelli che furono tentativi maldestri di cimentarsi in un'antropologia sono ora, e suona pure meglio, racconti di vita con annesse riflessioni. Il Maiale mangia & beve, ingrassa e si sollazza.. ma prova anche a riflettere qualche volta. A pancia piena si intende. Dunque anche a Roma da qualche giorno il caldo afoso e l'immancabile venticello sono apparsi. Se ne accorgono le signore sui tram, le studentesse accalorate per strada e gli impiegati vestiti di tutto punto, giacca e cravatta, camicia a maniche lunghe e occhiali da sole. Io Roma sto per lasciarla. Una serie di impegni e la voglia di andare mi portano lontano. Lascio anche casa, che riprenderò a settembre/ottobre chissà in quale quartiere, municipio o borgata. Negli ultimi giorni passo volentieri le ore che precedono il buio alla finestra. Una birra gelata a farmi compagnia e i miei occhi puntati sulla piazza. Dalla mia postazione privilegiata osservo le persone nel caotico e rumoroso atto dello spostarsi. Un amico non amico mi parlava di traiettorie. Una notte sulla Casilina, dall'ultimo piano di un palazzetto, provò a spiegarmi la sua teoria. Una teoria contemplativa, che non tentava per forza di giungere a una conclusione. Quando sto quassù, mi diceva, osservo la gente muoversi e traccio per ognuno la sua traiettoria. Immagino flussi di linee che compongono un mosaico di vite, fatti e accadimenti. Spesso, ovvio, queste si mescolano, si intrecciano e a me pare quasi che le vite di quello o quell'altro possano scontrarsi, congiungersi, arrotolarsi insieme. Sarà stata l'ebbrezza ma a me piacque quella teoria, questo modo di partecipare alla vita senza parteciparvi. Un osservatorio del resto ha sempre il privilegio di lasciare spazio alla fantasia. Così io butto i miei occhi sulla piazza, sul sole che cala, sui wine bar che si riempiono, sul venticello che ritorna, sulla mia birra e su tutta la mia immaginazione. Mi faccio domande senza attendere risposte. Metto su un pò di musica e lascio spazio alla testa. Dove andrà quella ragazza con la gonna bianca, che giornata avrà avuto, chi ama, che pensa, cosa mangia. E quel signore anziano che a stento riesce a trascinare la busta che porta con se? Tutto mi appare così delicato. Leggero e irresistibile. Il mondo, o parte di esso, si muove ai miei piedi. Poco al di sotto di essi. Ed è uno scomporsi di suoni, di teste e silouette, di macchie di colore sul fondo grigio dell'asfalto. Tra i semafori e i tram, il bar Regina e quei due buffi ometti bianchi. Centinaia di teste si muovono per andare da qualche parte. Per andare dove devono andare. Finita la birra mi butto sul letto e chiudo gli occhi. Rimango immobile per un pò, poi sento l'immancabile languore. Apro gli occhi e penso a cosa cucinare. Sono giorni in cui mangio sempre da solo e quelle, credetemi, sono le cucinate migliori. Come sempre accade. Un biscotto di grano con olio di frantoio, pomodori di Sicilia, basilico, finocchietto e pecorino. Una frittata alla Sannita, mozzarelline ripiene di verdurine di stagione tagliate a cubetti piccolissimi e fritte in poco olio. Fiori di zucca, insalata di frutta e verdura, melanzane grigliate con mentuccia, yogurt, fragole, ciliege, pesche, miele e cereali. Un sorso di amaro fatto in casa e passa la paura. Paura del dove e del quando, dell'andare, produrre, incontrare, poi ritornare e ricominciare. Quali sono e saranno le mie traiettorie? Una dolce paura accarezzata dallo stordimento di una giornata afosa passata in giro tra cose da fare, caffè con crema e telefonate. "Devo prendere le pellicole ci vediamo a Ottaviano, aperitivo alle 18 a San Lorenzo, una casa da vedere alle 17, ma poi ce la fai a venire?! C***o non ho tirato fuori i panni dalla lavatrice, ma domani vieni alla cena, cucini tu? Chiama la scuola dì che non vai alla riunione, no ma se torno prima ci passo un secondo. Ma quella del giornale l'hai più vista? Mamma, allora non torno ci vediamo a fine mese direttamente. La digitale in assistenza. Oh, ma chi era quella?! Non lo so! Questo caldo mi stressa, mi fa sudare, ho sempre voglia di entrare in un bar e sciacquarmi il viso. Stare qui dentro, in mezzo alle cose mi prende male. Dovrei anche cucinare qualcosa e scattare due foto. Il Maiale Ubriaco. Oramai ha preso forma dentro di me. Mi aspetto sempre di incontrarlo, magari la notte quando mi alzo per andare a bere. Svolto l'angolo e zac! mi si piantona davanti. Grosso e grasso, dritto sulle zampe anteriori. E ride, e mi guarda, e ride. "Mi avete creato voi, ora dovete seguire la mia traiettoria!" Oh no, o mio Dio. No ma è il caldo, il caldo che rimpalla sul cemento di questa strana città, un pò metropoli un pò paese mi sta dando le allucinazioni. Non ci posso restare qua dentro. Dentro alle strade a fare le cose, a telefonare, a sentirmi come Bukowski in quel racconto visionario che era "6 pollici". ... Era carina quella, ti ha salutato e vuoi dirmi che non la conosci? Ste ma dove vai? Oh? ... Vado alla mia finestra. Ho comprato la birra. Vado a casa, no non vengo alla cena, non esco stasera. E non mangio. Fino a prima di partire resto alla finestra. Ascolto un pò di musica e osservo le traiettorie. Traiettorie? Mi sa che il caldo ti ha dato alla testa!
Stefano Tripodi

FONTE